This rapper speaks to Italy’s unemployed youth

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Originally Broadcast on PRI's The World on May 1, 2014.See Original Version.

 

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It’s a staggering statistic. In Italy, more than 40 percent of those between the ages of 15 and 24 can’t find work.

In the southern region of Campania, the youth unemployment rate is a whopping 48 percent. It’s something that rapper/hip-hop artist Clemente Maccaro — known as Clementino — tackles head on. He grew up near Naples in the Campania region, and that’s where his latest music video was filmed.

His song “O’ Vient” is about the desperate situation faced by Italian youth, especially those living in the south.

Earlier this year, Clementino opened his first tour across Italy in Milan, and fans came from as far south as Sicily. Many waited hours to buy a ticket. With a near-full house, Clementino bounced onto the stage in a flat-brimmed New York Yankees cap, tattoos covering both arms.

At 31, Clementino is just becoming recognized throughout Italy, but Giuseppe Forino says he’s been a fan since Clementino put out his first album seven years ago.

“Coming from where he came from, a rundown little town, it’s difficult to get noticed,” Forino says, “but he did it. He’s great.”

Forino is 20 and, like many of Clementino’s fans, he’s unemployed. He says he’s thinking of going to Australia or England soon to look for work. He says Clementino’s songs speak to him.

In the chorus of his hit single, “O’ Vient,” Clementino talks about being the voice of those who have nothing. “As the boats leave,” he says, “all that’s left is the wind.” He raps the chorus in Neapolitan, a dialect spoken in the south, and those words are especially meaningful in southern towns, where unemployment has forced many young people to leave.

“This song is a nod to my home and all the beautiful things that Naples gave me,” Clementino says. “I wanted to acknowledge that since this is one of the first representations of the south to really go mainstream.”

Just this past year, the number of young Italians emigrating jumped 30 percent. Italy’s new Prime Minister Matteo Renzi, who’s 39, has promised to make unemployed youth one of his main priorities by offering incentives to companies that hire young people and helping university graduates find jobs and internships through the Youth Guarantee program.

Calling that encouraging, Clementino says it’s important that Italy not lose its brightest young artists. That’s particularly important in a country that prides itself on its artistic and cultural heritage.

He notes that, at this point, any kid in Italy can make a video with an iPhone and put it up on YouTube the same day.

“Anyone can see it all over Italy,” he says. “Anyone can see their work.”

That’s essentially what Clementino has done — built a following through his music videos on YouTube, which now get millions of hits. He says that’s his personal message of hope, especially for young people like him from Italy’s poorest regions.

This story was produced in association with Round Earth Media, mentoring the next generation of global journalists. Guia Baggi contributed reporting

Originally Published in Wired Italy on April 30, 2014.See Original Version.

Primo maggio: Clementino porta la speranza del Sud sul palco

A un anno dall’uscita del singolo che lo ha reso famoso, O’Vient, la Campania continua a essere tra le prime regioni per emigrazione giovanile

È il primo nome nella lista degli artisti annunciati per l’immancabile concertone del primo maggio in piazza San Giovanni a Roma. Clementino, nome d’arte per Clemente Maccaro, rapper, 31 anni, di Nola, si appresta a festeggiare sul palco di uno degli eventi più seguiti d’Italia non solo la festa dei lavoratori ma anche l’anniversario del suo successo. Era il 3 maggio 2013, infatti, quando su YouTube è stato caricato il singolo O’Vient che ha raggiunto in pochissimo tempo tre milioni di visualizzazioni. A distanza di un anno è arrivato a quasi nove e mezzo.

O’Vient

Il tema scelto quest’anno dagli organizzatori del tradizionale appuntamento musicale del primo maggio – in diretta dalle 15 su Rai3 – sono “Le nostre storie“. In O’Vient Clementino racconta la speranza che lo ha portato a lasciare la propria terra per percorrere la sua strada. Una storia in cui molti si riconoscono. “Song a voce e chi nun tene niente’, dice il ritornello della canzone: la voce di chi non ha niente.

E nel farsi portavoce di una generazione che fatica a trovare una propria collocazione nel mondo del lavoro, spesso non riuscendo ad averne uno, il rapper di Nola ha trovato la sua. Clementino ha trasformato questo suo successo in una profezia: tutto “si può fare, se ci credi, se ci lavori sodo, se lotti con i denti per quello in cui credi“. E’ questo in sintesi il messaggio racchiuso in O’Vient, definita dal suo stesso autore, un vero e proprio inno alla speranza.

La parola O’Vient è una metafora per dire la speranza – spiega Clementino -. La speranza di chi non nasce già fortunato, ‘con la camicia’, di poter arrivare da qualche parte”. ‘Mentre partono i bastimenti, ce rimane sultant O’Vient’. Quando tutto se n’è andato, rimane solo la speranza. ‘E camminando a testa alta ascoltando la voce del vento avrà fatto centro’: “Solo chi ascolta la voce di questa speranza e ci crede – continua Clemente –, riuscirà nel suo obiettivo”.

Giovani campani al bivio: andarsene o restare?

La canzone si riferisce in primis a una generazione che, soprattutto al Sud, è spesso rassegnata in partenza all’idea, a un certo punto della propria vita, di dover lasciare la terra d’origine alla ricerca di una dimensione lavorativa. Già da molto giovane. Maria Grazia, per esempio, studentessa del liceo linguistico di Nola, città natale di Clementino, a 17 anni già pensa, una volta finita la scuola, di andare “al Nord o all’estero perché qua non c’è molto lavoro”.

(Foto Zanna McKay)

La situazione lavorativa in Campania – racconta Domenico Cantore, 30enne residente ad Acerra e barman a Nola con laurea in Ingegneria – è semplicemente drammatica. Anche nel campo della ristorazione essere inquadrati è già un miracolo”. I principali settori occupazionali in Campania, sono, secondo l’Istat, i servizi e le attività di commercio, come alberghi e ristoranti. ”Se lo fai a vent’anni per mantenerti durante gli studi – prosegue Domenico -,può anche andar bene. Ma chi si trova a farlo nella vita arriva a 40-50 anni fisicamente distrutto e senza nessuna garanzia per il futuro”.

Andrea Allocca, 26, collega di Domenico, ha finito Ragioneria a 18 anni: “Ora ne ho 26. Per otto anni sono stato in cerca di un’occupazione. Ho cambiato diversi lavori. Da tre anni faccio il barman e non mi posso lamentare”. Anche Domenico, nonostante faccia un lavoro molto diverso da quello per cui ha studiato, si sente fortunato: almeno ha un contratto regolare a tempo indeterminato, tredicesima, quattordicesima, ferie pagate.

Da queste parti sono tanti i ragazzi che scelgono l’istituto alberghiero con la speranza che li aiuti a trovare più facilmente lavoro. Se al Nord, infatti, gli iscritti agli istituti di questo tipo sono solo il 4% del numero complessivo degli studenti delle scuole superiori, secondo i dati Istat, in Campania la percentuale sale al 7%. Questo tipo di percorso non dà, tuttavia, molte garanzie in più dal punto di vista lavorativo. Felice Trinchese, 20 anni, racconta: “Ho preso il diploma all’istituto alberghiero a giugno. Ho cercato lavoro per circa sei mesi. Ho trovato solo lavoretti per il fine-settimana o retribuiti a nero”.

I dati su disoccupazione ed emigrazione 

L’ultimo dato diffuso dall’Istat sulla disoccupazione giovanile, solitamente intesa nella fascia tra i 15 e i 24 anni, l’attestava al 42,3%, pari a circa 678mila individui. Ma la situazione forse più drammatica è quella relativa alla fascia tra i 25 e i 34, come sottolineato dalla Federazione nazionale dirigenti, quadri e professional del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato, Manageritalia. Il presidente della federazione, Guido Carella ha affermato quanto il problema tra i giovanissimi sia “grave, ma molto meno di quello relativo ai 25-34enni che è al 18%. Infatti, guardando ai dati del 2013, la disoccupazione dei 15-24enni pari al 40% equivale a 655.420 individui, mentre quella dei 25-34enni pari al 17,7% equivale a 928.112”. Anche perché, comunque, tra i 15 e i 24 anni “i giovani dovrebbero essere nella stragrande maggioranza nella parte finale del loro percorso formativo scolastico. Mentre dopo i 24 anni dovrebbero certamente essere al lavoro”.

Se a livello nazionale, sempre in base ai dati raccolti dall’Istat lo scorso anno, i giovani in età post-universitaria con un qualche tipo di occupazione sono in media sette-otto su dieci, nel Mezzogiorno la proporzione diventa di cinque a dieci. Non stupisce, dunque, che ci sia chi pensi di trasferirsi al Nord, se non all’estero. Uno studio dell’Istituto statistico nazionale afferma: “A partire dalla seconda metà degli anni novanta si registra un’apprezzabile ripresa dei flussi migratori provenienti dal Mezzogiorno e diretti verso il Centro-Nord”. Nel rapporto 2013 dello SVIMEZ, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, si contano oltre 1 milione e 300mila “meridionali emigrati al Centro-Nord dal 2001 al 2011 e 180 mila, di cui 20.000 laureati, in fuga all’estero nello stesso periodo”. Da sempre in testa alle partenze, la Campania: nel 2012, secondo dati Istat, 26.923 campani si sono trasferiti altrove.

(Foto Zanna McKay)

Quando la speranza è andarsene

Andare via fino a su ma con la mente di giù”, recita una strofa di O’Vient. A volte l’unica speranza è quella di andarsene. Esperienza testata in prima persona dal rapper di Nola. Infatti, ogni singola frase della canzone riflette un momento preciso degli ultimi due anni della vita di Clemente. Da Camposano di Nola a Milano, passando da Amsterdam. Questo il tragitto. Milano gli ha reso possibile il passaggio alla Universal Music Italia, una delle principali case discografiche. “Se stavo a Napoli a fare hip-hop – spiega – la mia musica non sarebbe uscita dalla Campania. Invece, spostandomi a Milano, ho la possibilità di far arrivare l’hip-hop napoletano in tutta Italia”. Lo stesso riguarda anche altri settori. “Se fai un lavoro a Napoli – afferma Clemente –, almeno tu non sia pieno di soldi, riesci a malapena a diventare famoso lì. Se ti sposti, invece, in città come Milano, Roma hai più possibilità di vedere riconosciuto quello che fai”. Mentre Amsterdam è dove IenaWhite, altro nick di Clementino, insieme ai produttori dj Shablo e Fritz da Cat, ha composto cinque canzoni, tra cui la stessa O’Vient e Fratello con Jovanotti, racchiuse nel suo primo album prodotto dalla major, Mea Culpa, uscito il 28 maggio 2013.

Anche Felice Trinchese, neo-diplomato all’istituto alberghiero di Nola, dopo aver cercato lavoro per mesi, ha deciso di andarsene, in Germania: “Ho dei parenti a Stoccarda che possono ospitarmi mentre cerco lavoro e una sistemazione”. Poi, afferma con una certa amarezza: “Penso che il futuro per noi giovani sia proprio fuori dall’Italia. Sono tanti anni che siamo governati da una politica che in un certo senso ci ha tagliato le gambe. Non ci dà un futuro. Non ci dà certezze”. Alcuni suoi amici si sono già trasferiti a Londra e ne sono entusiasti. Hanno subito trovato una sistemazione e un lavoro con una buona retribuzione. “Uno cerca di trovare fortuna all’estero – conclude Felice -. Male che vada qui c’è sempre una casa che ti aspetta”.

Londra e Stoccarda, le mete più ambite

Londra e Stoccarda sono le città europee che ospitano il maggior numero di italiani. Secondo quanto dichiarato a inizio 2014 al fattoquotidiano.it dal console italiano a Londra, Massimilano Mazzanti, nonostante ufficialmente gli iscritti al registro degli italiani residenti all’estero (Aire) siano 220mila nel Regno Unito, di cui 85mila a Londra, recenti stime ne calcolerebbero più di mezzo milione nello stato britannico, di cui circa 250mila nella sola capitale inglese. Sempre a livello europeo Stoccarda ospita il secondo Consolato per iscritti dopo Londra. A fine 2012 al Consolato generale d’Italia di Stoccarda erano registrati 152.917 italiani, mentre quello di Londra ne contava 198.153. Ed essendo Salerno e Napoli rispettivamente la quarta e la quinta provincia italiana – dopo Roma, Cosenza e Agrigento -, per numero di trasferimenti all’estero, la comunità campana di Stoccarda non può che essere tra le più grandi. Ne è testimone lo stesso Clementino che a fine ottobre è andato nella città tedesca per un concerto. “Ero preoccupato per la lingua – racconta -. Invece, quando sono sceso dall’aereo ho trovato tanta gente con le tute del Napoli. Tutti napoletani che vivono lì e hanno aperto ristoranti. Mi sono sentito a casa”. O’Vient è arrivato fin lì. Infatti, nel locale dove il rapper si esibiva cantavano tutti. “Guardano la televisione italiana. Ascoltano la musica di qui – prosegue Clemente -. Ci sono proprio tanti italiani in giro per il mondo. Quando sono andato a Stoccarda mi sono reso conto che conoscevo tanta gente che vive lì. Poi, ci sono i figli e i nipoti, tutti con cognomi italiani e che parlano in dialetto”.

Il successo di O’Vient: la storia di tanti

La genuinità della canzone e della storia che racconta è forse proprio la forza di O’Vient, quello in cui i fan si riconoscono. “Il brano che preferisco è O’Vient – afferma una persona accorsa all’Alcatraz di Milano per il concerto-anteprima del tour del cantante, ancora in corso – perché ha il ritornello in dialetto. Io sono di giù. Mi ricorda le mie origini”. Luciano Callegra, 19 anni, di Catania, racconta: “Mi rispecchio molto in O’Vient: dalla Sicilia sono venuto a studiare a Milano per cercare di avere un futuro migliore”. A Gennaro Girasole, 28 anni, di Aversa, grafico a Milano, di O’Vient piace soprattutto il video: “E’ girato in una zona di Napoli dove sono cresciuto. La mia famiglia vive ancora lì. Vederlo mi scuote”. Poi, c’è a chi, come a Giuseppe Forino, 20 anni, napoletano cresciuto a Milano, Clementino piace tout court,perché si è fatto strada da solo“. Infatti, racconta Giuseppe: “Ha cominciato a farsi conoscere nel free-style: numero uno italiano. Ha vinto tutte le competizioni: Valvarap, Tecniche perfette, 2thebeat. Ed è difficile emergere da dove viene lui. Non è facile vivere in quelle zone. Lui ce l’ha fatta: è un grande”. “E’ un portavoce del Sud”: gli fanno eco Luciano Callegra e Lorenzo Ingaliso, 19, entrambi catanesi. O meglio portavoce di una generazione di giovani che vivono al Sud, al Nord, all’estero in cerca di riscatto. La speranza di un primo maggio dedicato a tutte quelle storie di ordinaria difficoltà di cui poco si parla.

Questo articolo è stato realizzato insieme a Round Earth Media, un’organizzazione nonprofit che aiuta le future generazioni di giornalisti internazionali a produrre storie inedite per importanti testate in giro per il mondo. Zanna McKay ha contribuito all’articolo.